In Cara Compagnia

27 maggio 2013 0001locandina piccola per sito

La sinergia tra musica e pittura, tra paesaggio naturalistico e suoni, fa parte di una delle tanti leggi estetiche di cui spesso ci appaghiamo. O delle tante “mimesi”  cui amiamo ricorrere per dare lo sviluppo al sentimento e allo stile nella espressività.

Spesso suggestionati  dalla preziosa contaminazione di suoni e colori che emigrano scambievolmente  da una esecuzione musicale a una tela e viceversa, dimentichiamo però di considerare  che alla suggestione dei contenuti riconosciuti, aiutano anche la fattura dello strumento suonato  e la materialità della pittura, che concorrono con autonomia alle variazioni provate, dando forza e forma sensibile all’ espressione dell’artista. Una citazione semplice semplice: il libero sviluppo della sensibilità pittorica nella musica di un Debussy e quello del linguaggio musicale  nella trasfigurazione  pittorica di un Claude Monet.
L’altezza, l’intensità, il timbro dei suoni, la loro perfezione e purezza, il ritmo in ascesa e in discesa delle note e dei fraseggi, ecc. esprimono in valori sonori quello che in pittura da risalto e attribuzione all’accordo unitario : colori, composizione, espressione.
Reciprocamente o mutuamente, entrambi esprimono in valori sonori e negli  effetti plastici, cromatici, spaziali, la subiettività emotiva. C’è “contenuto” nella materia e nella forma pittorica e c’è contenuto nella forma e nella qualità propria di uno strumento –  il tipo di legno, il trattamento, l’intaglio, la modellazione, il procedimento;  in entrambi i casi fanno lievitare la qualità e lo stile. La stessa parola tono in pittura veniva usata per significare tensione ed estensione, cioè intervallo  spaziale tra un colore e l’altro, o di intervallo temporale tra un suono e un altro, nel caso della musica. In entrambi i casi per esprimere l’intensità del chiaroscuro o del colorito.
Al contrario i cattivi colori, l’eccessività nell’ uso decorativo, l’eccessiva fretta nella scelta di di un soggetto o di un paesaggio; così come le imperfezioni di struttura in uno strumento musicale che lo rendono non in grado di vincere facilmente in grazia e misura possono privare l’ascolto della musica o la visione del quadro del sentimento completo di emozione e poeticità.
Da queste e altre riflessioni è nata l’idea di questa mostra, che vuole, appunto, far dialogare pittura e musica, colore e strumento, timbro e suono, visione e profondità musicale e visione e profondità pittorica.  Attraverso il filo conduttore di una vagliata selezione di strumenti a corda della Collezione Mario Gioia e una altrettanto considerata scelta di paesaggi opera di Teodoro Cotugno,  un artista di tendenza figurale libera dall’asservimento puramente descrittivo; nonché il supporto  concreto e ambientativo dei  mobili d’antiquariato e di stile di una Casa di affermato prestigio condotta da Giuseppe, Andrea e Alessandro Acerbi, la mostra si colloca su una linea di documentazione culturale. L’iniziativa contribuisce  a tutelare il passato e il bello presente per permettere alla storia di brillare come testimonianza inestimabile anche in futuro.
Alla location espositiva di Casaidea Architettura-Antichità-Arredamento, ricavata nell’ex-Chiesetta del Viandante a Tavazzano lodigiani e sudmilanesi potranno ammirare nella loro museale fierezza una quindicina di strumenti a corde, costruiti tra l’Ottocento e il Novecento da liutai  passati alla storia  quali il torinese, Enrico Marchetti (1899), il bolognese Luigi Mozzani (1918), il napoletano Gennaro Fabbricatore (1814), il milanese Luigi Monzino (18??), il berlinese Karascheni (1964), il madrileno H. de Gonzale (18??), il torinese Giorgio Gatti (18??), il parigino Lucienne Gelas (1925), eccetera. Si tratta di veri e propri capolavori di liuteria che, insieme alla pittura di paesaggio romantico di Teodoro Cotugno saranno in grado di far guardare oltre la superficie permettendo di cogliere messaggi che vanno oltre “la solita musica”, il “solito paesaggio naturalista”.
“I  liutai di una volta –  ha dichiarato  Mario Gioia, presidente dellì’Atelier Chitarristico Laudense -  investivano  competenze, manualità,   creatività  e amore nel costruire oggetti  di rara bellezza, soprattutto, capaci di produrre un suono incomparabilmente armonioso. Nessuno dei liutai avrebbe mai potuto immaginare che uno strumento uscito dalla loro bottega,  avrebbe intrapreso un viaggio meraviglioso  che sarebbe durato centinaia di anni.  Né avrebbe mai potuto sognare  che un loro strumento sarebbe stato ancora in grado nel ventunesimo secolo di ricavare da un così piccolo  e fragile  legno un suono tanto elegante, eloquente e  autentico che qualcuno lo ha voluto definire immortale”.

Aldo Caserini

InaugurazioneSabato 8 Giugno, ore 17:00, presso spazio espositivo Casaidea, Ex Chiesetta del Viandante, Via Emilia 23, Tavazzano con Villavesco (LO).